Riserva Naturale Orientata delle Baragge



 Flora e Fauna
La vegetazione tipica dell'ambiente baraggivo è costituita da praterie e brughiere a prevalenza di alte erbe, le molinie (Molinia coerulea e M. arundinacea, rustiche, eliofile, adatte a terreni con grandi variazioni di umidità) di brugo (Calluna vulgaris), un piccolo arbusto rustico molto simile all'erica e frequentemente con essa confuso, adattato a terreni fortemente acidi) nonché, più sporadicamente, di felce aquilina (Pteridium aquilinum) nei settori maggiormente percorsi da incendi.

Dominano il tutto imponenti alberi di alto fusto più o meno isolati:
  • nelle Baragge biellesi e vercellesi querce, soprattutto farnia (Quercus robur) dalla caratteristica chioma espansa e talora carpino bianco (Carpinus betulus) nei settori maggiormente boscati di fondovalle;

  • betulle (Betula pendula) nelle Baragge novaresi (Piano Rosa).

  • Il paesaggio descritto costituisce una fase di degradazione di boschi di querce preesistenti, via via diradati a causa di ripetuti tagli; l'aspetto di landa a copertura arborea rada si è mantenuto nel tempo grazie a incendi, pascolamenti e sfalci. Non si tratta pertanto di ambienti di origine prettamente naturale: la loro struttura e composizione nonché la loro conservazione sono legate strettamente all'attività forestale, agricola e zootecnica dell'uomo. Non costituendo pertanto una fase stabile (climax) le Baragge risultano soggette a dinamismi di lenta ricostituzione del bosco originario, processo variabile a seconda delle zone. Betulla, pioppo tremolo, frangola (un piccolo arbusto) e altre specie legnose testimoniano l'inizio del processo di ricolonizzazione da parte della vegetazione boschiva.
    Nelle Baragge non mancano comunque veri e propri boschi, in particolare nelle vallecole, sulle scarpate e lungo i torrenti.
    Oltre alle specie vegetali sopra citate, costituenti "l'ossatura" principale della vegetazione baraggiva, è possibile rintracciarne alcune (tra le circa 370 rilevate), più localizzate e poco comuni: particolarmente interessante in quanto tipica di climi molto freddi, relitto dell'era glaciale, è il giaggiolo o iris siberiano (Iris sibirica); il giglio dorato (Hemerocallis lilio-asphodelus = H. flava) considerato preglaciale, rintracciabile in ambienti umidi e ombrosi e la genziana mettinborsa (Gentiana pneumonante) tipica dei prati umidi torbosi e dei molinieti. Interessanti, inoltre, gli ecosistemi di torbiera e acquitrini con alcune piante rare in prevalenza acquatiche come gli sfagni (Sphagnum), la drosera (Drosera intermedia) caratteristica per la sua capacità di catturare e digerire gli insetti che si posano su di essa e la ciperacea rincospora scura (Rhyncospora fusca).
    Tra gli animali selvatici sono gli uccelli ad avvantaggiarsi maggiormente di questo peculiare ed ormai raro ambiente di pianura che alterna praterie e boschi; molte specie inoltre sono favorite anche dalla vicina presenza di campi coltivati e soprattutto dalle risaie, che raggiungono per alimentarsi, utilizzando la Baraggia come area-rifugio per il riposo diurno e notturno.
    Sono state censite ben 167 specie di cui una settantina nidificanti; molte altre, migratrici, essendo la Baraggia l'ultima area naturale planiziale posta ai piedi dei rilievi, la utilizzano per la sosta prima della faticosa traversata delle Alpi.
    Particolarmente importante la presenza di alcune specie di uccelli ormai rari nella pianura padana (come la colombella la tottavilla, etc.).
    La Baraggia dà la possibilità di riprodursi anche a specie meno rare che negli ultimi anni danno segni di ripresa come ad esempio le cicogne bianche, il lodolaio ed il gruccione.

    I vari ambienti della Baraggia danno asilo a diverse popolazioni di uccelli, più o meno specializzate:
    le lande erbose ospitano svariati rapaci (fra i quali il biancone e le albanelle), allodole, piccoli turdidi e altri uccelli; gli acquitrini sono particolarmente frequentati in primavera da altre specie, fra le quali beccaccini, pavoncelle, cutrettole. Nei boschetti è possibile scorgere sparvieri, usignoli, bigiarelle, luì.
    La stessa cosa non si può dire dei mammiferi. Infatti in Baraggia la scarsità di rifugi tra la vegetazione e la difficoltà di scavo in un terreno così compatto, allontanano molte specie presenti nelle vicinanze.
    È il caso della volpe, del tasso e di alcuni micro-mammiferi terricoli. Ben presente è invece la lepre che ama gli habitat aperti.
    Al contrario, le zone di scarpata, le vallecole più o meno incise e i corsi d'acqua sono habitat normali per gran parte degli animali selvatici tipici delle zone piano-collinari quali, oltre a quelli sopra elencati, mammiferi (ad esempio il cinghiale e sporadicamente il capriolo), rettili e anfibi.
    Gli insetti, pur essendo più difficilmente osservabili, presentano alcune specie estremamente importanti: diversi coleotteri strettamente specializzati per l'ambiente baraggivo e quindi difficilmente rintracciabili altrove (come Agonium livens e A. ericeti, Bembidium humerale e Fissocatops westi) e una farfalla, la ninfa delle torbiere (Coenonympha oedippus) lepidottero a rischio di estinzione in Europa.
    Cumulo dalla caratteristica forma a 'Balena'
    Ente Gestione Aree Protette: Baragge - Bessa - Brich