Riserva Naturale Speciale della Bessa



 La Storia
E fu proprio l'oro la causa della genesi della Bessa: tra il II e il I sec. a.C. la Bessa divenne un enorme miniera a cielo aperto per la ricerca dell'oro ("Aurifodina"), nella quale lavoravano migliaia di uomini (probabilmente anche 5000), come testimoniato dagli scritti antichi di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) e Strabone (63/64 a.C. -21 d.C.).
La tecnica per giungere all'estrazione del prezioso metallo utilizzata dagli antichi romani e, forse, ancor prima dalle popolazioni locali di ceppo celto-ligure (Victimuli), prevedeva lo smantellamento e lo scavo del deposito alluvionale, seguiti dall'eliminazione dei ciottoli che venivano ordinatamente impilati sui lati della zona di scavo. I materiali sabbioso-ghiaiosi così risultanti venivano incanalati sfruttando la forza dell'acqua in fossati sino ad accumularsi in zone semipianeggianti ai piedi dell'altopiano.
Durante quest'ultima fase venivano selezionate, tramite dilavamento e concentramento per gravità, le pagliuzze e le piccolissime pepite d'oro. Si è stimata un'estrazione complessiva di alcune decine di tonnellate di oro. Il processo era molto simile a quello ancora oggi adottato dai cercatori d'oro (tecnica della "scaletta") ma più in grande. Le miniere vennero abbandonate e quel che rimase fu una specie di deserto costituito da due tipici ambienti di origine antropica: i cumuli di ciottoli (posti sull'originario altopiano alluvionale) e i cosiddetti "conoidi antropici" (zone semipianeggianti a forma di cono o ventaglio, poste ad una quota più bassa rispetto ai cumuli, costituite da scarichi di sabbie e ghiaie).
Come ulteriore testimonianza dell'importanza storica del luogo, la Bessa presenta numerosi resti di insediamenti o di canalizzazioni con murature a secco e ha fornito svariati reperti archeologici la cui esatta interpretazione è ancora oggetto di studio da parte degli archeologi.
La storia della Bessa non termina con l'abbandono degli antichi Romani e, oltre ad una lenta colonizzazione da parte della vegetazione naturale, prosegue con uno sfruttamento di tipo agricolo e forestale, mentre ciottoli e ghiaioni vennero impiegati, in parte, come materiali da costruzione o per fini industriali. Nonostante gli studi svolti, la Bessa presenta ancora molti punti interrogativi (fra questi è da segnalare la possibile frequentazione protostorica, come sembrerebbero testimoniare le interessanti incisioni a coppella rilevate su ben 55 massi erratici) ma, probabilmente, anche questo contribuisce ad aumentarne il fascino.
Cumulo dalla caratteristica forma a 'Balena'
Ente Gestione Aree Protette: Baragge - Bessa - Brich